La crisi

Nella seconda metà dell'Ottocento a Limone sul Garda la superficie ad agrumeto era calcolata in 6,59 ettari. La produzione della prima spiccanda del 1874 ammontava a 76.000 limoni; il raccolto del 1876 fu definito "appena una sesta parte di quello del 1875", quello del 1878 «scarso ed inferiore a quello dello scorso anno», quello del 1879 "avuto per base la media del prodotto che si otteneva nell'epoca in cui non vi era malattia nelle piante si può calcolare di 50 per cento». Nel 1879, per l'inchiesta agraria, si stimava la produzione di 550.000 limoni, 8.000 arance e 3 q di cedri.

A cavallo tra Ottocento e Novecento la produzione agrumaria cominciò a risentire in modo irreversibile della crisi, determinata, oltre che dalla concorrenza dei limoni delle regioni meridionali, prodotti a costi irrisori, e dalla scoperta dell'acido citrico sintetico, dalle "forti spese di manutenzione" delle serre. La spinta alla coltivazione, che per decenni era rimasta integra, si andava esaurendo. D'altra parte era impossibile riconvertire le limonaie, a causa della loro stessa particolare struttura, in nuclei economici più congeniali, se non a prezzo di una nuova mentalità e di ulteriori investimenti.

Il prezzo dei limoni diminuì considerevolmente. Per i limoni "mercantili" dei Bettoni si passò da L. 5,77 ogni cento nel 1892 a L. 2,31 nel 1897 a L. 1,83 nel 1908; per i "non contabili" rispettivamente da L. 2,94 a L. 1,39 a L. 1,554. Lo stato di crisi era evidente!

Limoni Lago di Garda